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Lucia
Rosano

Deluso per i continui attacchi lanciati a "Fiumara d'arte", Presti
decide di dedicarsi alla costruzione di un albergo, con l'aiuto
di diversi artisti, ai quali viene affidata la progettazione delle
camere; così nel 1991 viene inaugurato l'Atelier sul mare, un singolare
albergo-museo, dove l'opera può essere abitata e vissuta da chi
decide di vivere per qualche giorno all'interno di essa. L'osservatore
in questo modo non solo osserva l'opera ma la vive, entrando in
contatto con i materiali usati dall'artista e con il suo modo di
vedere la realtà. L'interno dell'albergo viene utilizzato anche
per ospitare mostre di artisti siciliani, per l'organizzazione di
avvenimenti insoliti sempre legati alla cultura, in modo che l'arte
possa essere vissuta da vicino, e quindi essere compresa nella sua
interezza.
Da questo momento, l'interesse per l'arte, spinge Presti ad organizzare
manifestazioni culturali stravaganti, invitando artisti provenienti
da tutta Italia e dall'estero; nasce in questo modo il chilometro
di tela che si svolge ogni anno a Pettineo, suo paese natale.
Una serata curiosa è documentata su "l'Unità" del 19 giugno 1991,
quando Presti organizzò all'interno dell'albergo una cena Fluxus,
alla quale vi parteciparono esponenti storici di questo movimento,
e contemporaneamente nel bar era stata inaugurata una mostra di
un artista nato a Barcellona, Josè Morea che vive e lavora a Taormina,
quando, nello stesso mese, prendeva il via anche il chilometro di
tela; il 23 giugno 1991 le vie del paese di Pettineo sarebbero state
coperte da una striscia di tela per un chilometro, sopra la quale
un centinaio di artisti vi avrebbero dipinto, esprimendo ciò che
il paesaggio siciliano suscitava in loro. I cittadini del piccolo
paese prescelto, per un giorno sono stati in contatto con mondi
e persone nuove, ogni artista invitato alla manifestazione era infatti
ospitato da una delle famiglie del posto dalla quale era invitato
a mangiare, e la sua parte di tela a fine giornata veniva donata
a loro. In questo modo si sono andati a costituire dei musei domestici
protetti dalla gente di Pettineo e ai quali ogni anno vi si aggiunge
un pezzo attraverso un'altra edizione del chilometro di tela.
Il 21 giugno del 1992 si è svolta la seconda edizione e questa volta
tutti, anche i bambini, sono stati coinvolti nell'iniziativa e come
nella prima, alla fine della giornata si è proceduto a tagliare
la tela per poi distribuirla.
Davanti alla casa ospitante il quadro vi è una targhetta di ceramica
con su apportato il nome dell'artista che ha compiuto il quadro,
eseguita nel laboratorio di Terramuzza, nel comune di Motta D'Affermo,
che Antonio Presti mette a disposizione degli artisti.
Da all'ora ogni anno, il sonnacchioso paese di Pettineo viene invaso
da artisti noti e sconosciuti che lungo le vie animano la tela di
un chilometro, entrando in rapporto con gli abitanti che, in un
certo senso, diventano i custodi della bellezza dell'arte che entra
nelle case, intrise di vita quotidiana.
L'Atelier sul mare unico al mondo, al suo interno, conserva delle
meraviglie che riescono a pareggiare, di gran lunga, le bellezze
naturali che la Sicilia offre; la collezione personale di Antonio
Presti ha pezzi di Mimmo Rotella, di Consagra, un tavolo rotondo
con sedie mastodontiche di Ceroli e altre… Bobo, un artista di Milazzo
ha lasciato tante impronte. E poi ancora tele di Jean Arp, Franco
Angeli, Matta, Capogrossi e Melotti…
Per la realizzazione delle camere sono stati chiamati artisti come
Plessi, Icaro, Nagasawa, il siciliano Canzoneri e molti altri.
L'Atelier sul mare si trova a Castel di Tusa, alle spalle i Nebrodi,
davanti a una piccola baia blu; è una albergo dove non vi arrivano
dei ricchi uomini esenti da sensibilità o donne inaridite che pensano
al divertimento sfrenato, ma qui regna il bisogno di esprimere forti
sentimenti, dal momento che continuamente si vive all'interno di
espressioni umane, provenienti da vissuti forti, e quindi, carichi
di passionalità. L'ospite può abitare l'opera d'arte, dormire come
su un letto di Van Gogh o vedere dalla finestra di Magritte.
La prima stanza che ha dato il via ufficiale all'Atelier è quella
di Nagasawa, Mistero per la luce a Efesto (1990-91), una stanza
tutta d'oro, su ogni parete e sul pavimento. Niente luce elettrica,
solo una candela in una nicchia, al fine di portare la persona che
lì vi alloggia, in un viaggio interiore, dal momento che non ha
possibilità di avere distrazioni provenienti dall'esterno. La mente
e l'anima in questo modo aleggiano e l'individuo ha modo di proiettarsi
continuamente sulle pareti, che danno di lui un'immagine indistinta.
Di Paolo Icaro è il nido di Icaro (1990-91), un grande letto circolare
da dove si guarda un inquadratura di mare, da sotto una coperta
che come un ala protettiva, si adagia sui corpi, quasi a proteggerli
maternamente, essendo essa stessa fatta di "piume" di stoffa.
Fabrizio Plessi ha fatto in modo che nessuna finestra fosse aperta:
tutta la stanza è stata ricoperta da vecchi stipiti e l'unico pezzo
di spazio aperto visibile è quello che viene visto su degli schermi
televisivi: il mare, che viene mostrato ininterrottamente. Il nome
della sua stanza infatti è Stanza del mare negato (1992); ricorda
la stiva di una nave. Una delle porte si apre, e l'ospite deve capire
qual è, e mostra il vero mare, che a causa di uno spesso vetro è
muto; allora, dal momento che l'unico rumore del mare proviene dai
sei video, sembra quasi che il mare vero diventi una finzione per
lasciare il posto alla verità dell'imitazione.
Canzoneri ha portato invece il mare nell'albergo, al secondo piano
con Linea d'ombra (1992), dove il letto è installato su una grande
zattera di legno, e il pavimento è fatto da strisce di ceramica
blu, dietro, gli accessori del bagno, nascosti in bidoni dipinti
e vetrate che avvolgono il tutto, per un divertente gioco di luci;
ci si può rincorrere nei colori cangianti di Pietro Dorazio e Graziano
Marini, leggere tutte le scritture con le quali Renato Curcio e
Agostino Ferrari hanno ricoperto la loro stanza. Vivere una notte
nella stanza yamenita di Pier Paolo Pasolini, col muro di terra
e paglia progettata da Dario Bellezza, Adele Cambria e dallo stesso
Presti.
Ceroli ha progettato una stanza tutta in legno, con un letto a forma
di sole, un armadio tondeggiante e un tavolo.
E gli spazi tagliati da Mauro Staccioli, dietro la porta-macigno
di Alì Babà, le reti dorate di Maria Lai: "Su barca di carta m'imbarco",
oltre le colonne d'Ercole, per una sfida contro la banalità. Siete
tra quelli che sprofondano in un riservato silenzio appena entrati
in un ascensore? Bene qui non è possibile, perché per prenotare
il vostro piano dovete cantare. E' l'ultima invenzione di Studio
Azzurro e di Presti, che hanno creato un complicato gioco elettronico
per il quale solo chi intona un canto può arrivare a destinazione.
Dice Presti! E' l'unico posto al mondo, dove la gente per entrare
e uscire deve cantare, "ricordati: chi canta prega due volte"
Quando si entra in queste stanze bisogna scordarsi anche dell'armadio,
un elemento superficiale, come dei comodini, delle mensole , degli
appendiabiti; per non parlare della famigerata televisione, dentro
le camere bisogna contemplare.
Nella camera di Ruiz, per esempio, La Torre di Sigismondo (1993),
dal letto si può ammirare il vasto cielo che splende al di sopra
di esso; Raoul Ruiz è un regista cileno che si è recato in Sicilia
nel 1993 per girare un film da titolo "Il viaggio clandestino. Vite
di santi e di peccatori", del quale Antonio Presti ne è diventato
il produttore, anticipandone le spese e dando ospitalità a tutta
la troupe, durante le riprese. La stanza del regista, una torre
alte sette metri, ha un legame con le torri di Astolfo della "La
vita è un sogno" di Calderon de la Barca e nasce dall'incontro che
è avvenuto fra i due personaggi in quell'autunno. Le sculture di
"Fiumara" sono invece diventate il set del film; dal momento che
le spese di produzione non dovevano superare i quindici milioni
di lire, gli attori, alcuni provenienti dal teatro di Leo de Berardinis,
hanno lavorato gratuitamente e ospitati nell'albergo del mecenate,
che certamente non si è tirato indietro di fronte ad un film che
diventa ricerca nel momento in cui lo si gira, quindi una continua
sfida, che a volte arriva a sfiorare l'incomprensibile o il surreale,
facendosi molto prossima alla vicenda di "Fiumara". La stessa stanza
progettata dal regista, La Torre, è diventata la protagonista di
un altro film girato nell'Atelier nel 1994; un artista vuole costruire
una torre e, per farlo, si vuole sottoporre ai dettami di un censore,
a capo di uno stato a regime totalitario, marxista-leninista. Per
farlo paga un amico perché faccia la parte del censore. Fabbricata
l'opera, che negli intenti dell'artefice ha una funzione meramente
estetica, tutti gli abitanti iniziano a utilizzarla per gli scopi
più disparati: chi alleva galline, chi la adibisce a studio, chi
per la contemplazione del paesaggio o propria. Il titolo del film
è "Turris Eburnea" e mantiene l'aspetto di un sogno dentro
un sogno, dove non si saprà mai se la realtà rappresentata è quella
reale o onirica.
Ma anche le stesse stanze dell'albergo racchiudono un sogno, come
la stanza di Curcio, realizzata con l'artista Agostino Ferrari,
"Sogni tra Segni", viene raccontata da tracce di scrittura che racchiudono
in loro storie arcaiche di uomini che si affidavano al rito del
disegno per prospettarsi una buona caccia, o di uomini che da sempre,
comunque, si sono affidati alla scrittura come mezzo di comunicazione
delle religioni, delle ideologie o delle conoscenze umane. Il segno
diventa sogno, quando i fogli ospitano storie nate da accaduti che
vorremmo che siano.
Nel 1995 viene inaugurata la quindicesima stanza, quella dedicata
a Pier Paolo Pasolini "La stanza del profeta" alla quale vi lavorarono
Dario Bellezza, la giornalista Adele Cambria e lo stesso Presti.
Una porta a ponte elevatoio introduce alla stanza, sulla quale è
riportata "Alla nazione" di Pasolini, una denuncia dell'uomo corrotto,
una profezia dei valori traditi e offesi, la quale è tradotta in
arabo lungo il perimetro della stanza. Pasolini diventa il profeta
e quindi la stanza racchiude tutta la cultura orientale, sia nei
metodi costruttivi, un impasto di paglia e fango sia nei tagli delle
porte. Un lungo corridoio buio, ricoperto di specchi porta alla
camera, un luogo sacro, sigillato dietro l'immensa parete di vetro
che offre il suo sguardo al mare: il cosmo diventa protagonista.
E poi uno sguardo al bagno che diventa luogo della purificazione,
con tanti tubi attaccati alla parete e l'acqua che cade dall'alto
e una ventola sul soffitto che asciuga… una car-wash, forse proprio
quella che ha provveduto a cancellare i segni alla macchina che
ha investito Pasolini…
La Sicilia, con la sua natura, i colori e le energie racchiuse nelle
viscere della terra, sottostante ad essa racconta, attraverso altre
stanze, come in "Energia"(1992) di Maurizio Mochetti che ha fatto
in modo che i mobili sprigionassero il colore-calore del rosso;
apparentemente la stanza sembra normale ma all'occhio giunge il
disturbo dei mobili sproporzionati, che sembrano ancora trasformarsi
quando si accende l'altra luce rossa e lo spazio diventa altro.
Anche Mauro Staccioli ha giocato con il rosso del sole, ma questa
volta combinato col nero della roccia vulcanica; la Sicilia diventa
protagonista con i suoi colori, e la sua forma triangolare, unico
elemento che ruota all'interno dell'ambiente cambiando le sue valenze,
questa è "Trinacria" (1993). E poi abbiamo Su barca di carta m'imbarco
(1993), di Maria Lai dove le grandi isole del Mediterraneo impressionano
lo spettatore con i tesori nascosti nei fondali, fino al blu marino
e al nero della stanza, colori delle isole.
Luigi Mainolfi utilizza la terracotta, ricavata dalla congiunzione
della terra e del fuoco, utilizzandola per coprire pareti, pavimento
e soffitto, unificando lo spazio, solo il letto, visivamente sospeso,
rende possibile la percezione reale dello spazio che viene interamente
percorso attraverso una sedia che estende la sua struttura verso
l'alto; siamo ne La stanza della terra e del fuoco (1996). E Piero
D'orazio e Graziano Marini nel 1996 progettano La stanza della pittura,
dove alla sola pittura è dato il compito di valorizzare la stanza
tramite pareti affrescate. Una grande finestra che dà sul mare permette
alla stanza di diventare quadro, permettendo al fruitore dell'opera
di entrare a far parte di un quadro.
Per Presti l'importanza di questo albergo-museo è altissima, dal
punto di vista artistico: "Non sopporto l'arte chiusa in un museo,
non fa vivere nessuna emozione" , in questo modo l'arte diventa
libera di essere vissuta, e solo così la sua esistenza acquista
significato. La possibilità del percorrere una stanza e di viverla
fino in fondo, la rende vera accrescendone il valore artistico e
accrescendo la persona che vi entra, che non può fare a meno di
accedere nel proprio essere e percorrerlo in tutti i suoi angoli,
come si fa con la stanza, per andare a scoprirne tutti i lati, anche
i più nascosti.
Il desiderio di rendere viva l'arte, e di entrare in relazione con
l'essere, con l'individuo, non finisce col discorso delle stanze,
perché molte altre iniziative sono state organizzate dal mecenate,
per portare la bellezza nelle piazze, nei piccoli paesi, non solo
attraverso la scultura; è un tentativo per unire tradizione e contemporaneità
entrando nella vita di tutti i giorni che non è affatto abituata
alla contemplazione.
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