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Lucia
Rosano

Monumento per un poeta morto (1990) Tano Festa
Un imprenditore quarantenne che lavora nel settore dei cementi e
bitumi a Santo Stefano, in provincia di Messina, nel 1983 ha ideato
il Museo all'aperto "Fiumara d'Arte", situato lungo il torrente
Fiumara, in dialetto siciliano "a' Sciumara", a poche decine di
metri dal mare di Tusa, a due passi da Santo Stefano di Camastra
e da Mistretta, due dei paesi più belli dell'isola: "…il progetto
della Fiumara è nato quando è scomparso mio padre. E' un progetto
che ormai si identifica con la mia stessa vita e al quale chiamerò
a collaborare artisti vari e dal cuore grande. La Fiumara è concepita
come un succedersi di opere lungo un percorso che si snoda dalla
montagna al mare. La prima magnifica realizzazione, alta 18 metri,
l'ha concepita Pietro Consagra… Lo so che a molti posso apparire
stravagante, ma preferisco rischiare anche l'impopolarità pur di
portare a termine il mio sogno". La morte del padre lo aveva portato
a pensare all'arte come luogo spirituale dove vi fosse continuità
fra la vita e la morte, infatti l'idea iniziale di Fiumara era quella
di porre all'ingresso del torrente una grande croce con scritto
in maniera visibile il nome del padre, Angelo Presti, come "monumento"
commemorativo, ma l'idea decadde immediatamente quando Antonio Presti
(questo è il nome dell'imprenditore) intese questo gesto come un
modo possibile per tradire il senso dell'arte, chiudendo quindi
ogni legame con l'infinito, dal momento che il simbolo cristiano
non riusciva ad approfondire un discorso di elevazione spirituale
universale; da qui la scelta delle grandi opere dell'arte astratta
per riunire la spiritualità di tutti. Dall'omaggio al padre si è
passato all'omaggio alla Sicilia, e quindi alla voglia di dare origine
a un qualcosa che poteva essere di tutti e potesse avere un significato
per coloro che avevano la possibilità di contemplarle.
L'opera d'arte proietta l'uomo in un'altra dimensione, poiché lo
rende un grande essere dal momento che la sua esistenza si spinge
più in là del tempo materiale che esso ha per vivere, questo è quello
che ha spinto l'ideatore di Fiumara a iniziare e poi continuare
questo grande progetto nonostante le difficoltà che si sono dispiegate
durante il cammino: "…ho trovato il mio equilibrio, la mia serenità,
solo nel progetto della Fiumara la quale, per inciso, ha un letto
che in alcuni punti raggiunge gli ottocento metri di larghezza e
si snoda in un percorso tortuoso lungo circa dieci chilometri. Quindi
c'è posto per tantissime opere! Se non sarò io a completare il lavoro,
lo farà chi verrà dopo di me…" .
Il fatto che il progetto Fiumara nasca proprio in Sicilia è curioso,
dal momento che stiamo parlando di una regione dove gli abusivismi
e le speculazioni edilizie sono all'ordine del giorno, e invece
ci troviamo di fronte a una denuncia alle ingiurie chiamando in
causa la sensibilità che dovrebbe essere insita in ogni uomo, a
fare una protesta con dei giganti artistici che silenziosamente
vogliono fare sentire la propria voce urlando nel paesaggio verso
l'infinito di chi le osserva; la loro grandiosità si perde nell'estensione
delle colline e si sposa a meraviglia con quella rigogliosità silente,
non facendo la stessa violenza o non rendendo la stessa pesantezza
di quelle case nate nell'incuranza. Interessante è come il quotidiano
"Avanti", in un articolo del 16 ottobre 1986, inizia a parlare di
"Fiumara": La Sicilia ci prova ancora e riesce a far parlare di
sé non per qualche orrendo delitto di mafia o per raccontare il
crollo di qualche palazzo reso malfermo dalla speculazione edilizia,
oppure per i più innocui limoni e aranci che profumano il suo cielo,
azzurro anche in ottobre, o per quel mare divino troppo spesso condito
di nafta e petrolio. Ecco come la silente risonanza di un'azione
artistica può smuovere l'interesse della gente, ormai stanca delle
solite notizie catastrofiche, ma bisognose di una spiritualità antica.

Albergo-museo
Atelier sul Mare
L'importanza di "Fiumara d'arte" sta nel fatto che è il primo museo
d'arte contemporanea che sorge in Italia, è un progetto da ammirare
e condividere dal momento che la scultura sorge e vive con il territorio
circostante sposando bene con la natura e il suo essere, ma non
solo, anche con gli abitanti stessi, che si trovano a contemplare
e comprendere ciò che normalmente è reputato incomprensibile da
chi non fa arte; in questo caso il linguaggio artistico diventa
universale e alla portata di tutti, perché non viene chiuso nelle
quattro mura praticate solo da persone "del settore". La condivisione
del pubblico a questo tipo di comunicazione è resa nota dallo stesso
Antonio Presti che racconta della partecipazione entusiasta degli
abitanti del posto che sono intervenuti alle inaugurazioni che hanno
segnato le tappe del Museo, presenti insieme anche le maestranze
che hanno eseguito i lavori, fieri del proprio operato nella costruzione
di vere e proprie opere d'arte, che grazie a loro sono diventate
reali; questi ultimi sono presenti spiritualmente e materialmente
nelle opere con i loro nomi inseriti nella creazione come parte
fondamentale affinchè la scultura abbia potuto esistere.
Questo aspetto è fondamentale per capire tutta la spiritualità contenuta
in queste opere che nascono da un'importante collaborazione fatta
di uomini e voglia di fare qualcosa che sia nutrimento per l'essere
umano; e per spiegare questo, bisogna sapere che Presti ha potuto
costituire con i suoi operai e le loro mogli una comunità che si
fonda su principi utopici: tutti abitano nelle case adiacenti alla
cementeria e si mantengono con i prodotti che loro stessi coltivano
e producono, in questo modo viene esaltata quella componente di
unione e collaborazione presente in tutta questa azione che torna
a far avvicinare l'uomo allo spirito. Antonio porta alle spalle
una singolare storia: alla morte del padre, studiava ancora ingegneria,
molla tutti gli studi perché deve portare avanti un'impresa; parenti
e conoscenti pensano che da questo momento la cementeria abbia ancora
poco tempo da vivere, anche il padre in punto di morte gli dice
di liquidare tutto perché tanto non ce l'avrebbe fatta senza di
lui per più di sei mesi ma, con grande sorpresa di tutti, il giovane
si tira su le maniche, la porta avanti e non solo, riesce persino
a creare una "Città dell'utopia" dove operai e datore di lavoro
vivono, lavorano e mangiano insieme, così chiamata dagli studiosi
visto che la sua struttura moderna fu concepita in un unicum dal
principe Giuseppe Lanza, duca di Camastra, cui il paese fu dato
in feudo. Le mogli degli operai invece portano avanti i negozi all'interno
della cittadina, alla quale vengono anche a rifornirsi i turisti
della zona, aiutando così la loro economia. E poi nasce anche l'interesse
per l'arte e per la sua capacità di unire l'uomo all'infinito, la
terra al cielo, il presente al passato, e nasce "Fiumara d'arte",
resa possibile da questo stretto rapporto tra Presti e i suoi operai
pronti a sacrificare il tempo libero per una costruzione insolita,
che loro sanno avere risonanza nel tempo futuro. Allora Presti oltre
che quella dell'imprenditore, incarna anche la figura del mecenate,
un mecenate però singolare che usa denaro proprio invece che pubblico,
agendo singolarmente e non attraverso enti o società. Sì, Antonio
Presti è certamente un mecenate all'antica, nel senso appunto che
regala del suo, però in una terra come la Sicilia dove tra la grande
aristocrazia e il popolo non c'era nulla (non una borghesia illuminata,
non una classe imprenditoriale attiva) i mecenati di un tempo erano
raffinati e capricciosi aristocratici, capaci senza dubbio di materializzare
le proprie fantasie anche "mostruose" (vedi la Villa Palagonia,
detta appunto "Villa dei mostri"), ma tutt'al più il loro mecenatismo
beneficiava gli artisti e gli artigiani locali, cui commissionavano
le opere, non l'intera popolazione, visto che tutto restava strettamente
di proprietà privata. "E poi - chiede ridendo Antonio Presti - lo
vedete voi il principe di Palagonia che impasta cemento con gli
operai .
Il binomio natura-uomo, segreto della civiltà Mediterranea, rivive
in questo territorio; la cultura diventa allora un risveglio dell'energia
antica che ha mosso l'uomo e che gli ha permesso un viaggio, il
viaggio verso la propria grandezza attraverso lo sviluppo del proprio
essere. Credo che in tutto ciò l'uomo possa aver voluto creare una
tensione verso il Divino, si avverte un desiderio di assoluto e
di innalzamento verso l'infinito attraverso un linguaggio universale,
tentando un collegamento fra terra e cielo, fra materia e spiritualità,
fra scultura e musica: "Le opere dentro il letto del fiume dovranno
suonare al vento, come delle enormi arpe eoliche", diceva Presti
quando "Fiumara d'arte" era ancora un'idea.
Sembra quasi di vivere in uno di quei libri che parlano della città
ideale di inizio '900, quando la spersonalizzazione del lavoratore
allarma tutti i filosofi che si muovono verso una direzione a sostegno
dell'umano; in questo caso sembra che nella nascita di "Fiumara
d'arte" sia stata fondamentale l'esistenza di un mondo così diverso,
tutte le cronache del 1986 sottolineano l'esistenza di questa "comunità",
se così si può chiamare, e ne raccontano anche fatti che apparentemente
si allontanano dal discorso artistico, ma fondamentali per capire
il bisogno che può spingere un uomo a inoltrarsi in un'avventura
come questa: la richiesta di una spiritualità, collaborazione fra
uomini, uguaglianza da estendersi a tutti in un linguaggio universale,
attraverso un rapporto che mette in risalto l'uomo con la sua unicità,
aspetto che viene esaltato al massimo con l'opera d'arte, prodotto
della sensibilità dell'umano e portata all'esasperazione da un vissuto
che si stacca da ogni luogo comune.
L'attuazione di un progetto umano allargato anche agli operai trova
comunque degli ostacoli innalzati proprio da loro, dal momento che
questa inusualità li porta ad aver bisogno sempre e comunque di
un giuoco di ruoli a cui Presti non vuole stare: il padrone è quello
e non si può esulare con lui nel rapporto più intimo della vita
privata. Ma alla fine la costruzione di "Fiumara" lentamente li
avvolge di interesse e si trovano ad illuminarsi quando parlano
dell' "impresa d'arte" in cui "il padrone" continuamente li coinvolge
.
Un fatto curioso risale all'estate 1987, quando Presti decide di
costruire una cappella ex-voto per la moglie di uno degli operai
operata di tumore; anziché riposare per la siesta, mossi da un sentimento,
i lavoratori battono chiodi e viti su lamiere di vecchi camion smontati,
usati per costruire le pareti della cappella, ed eseguono un assemblaggio,
tra una ready-made di Duchamp e una happening Beuysiana dove, ad
una altare di mattoni gialli vengono messi in cima un piccone e
una pala e infine collocata una Vergine Immacolata incantevole trovata
da Antonio nel retrobottega di un rigattiere di Messina.
La materia poteva non esserci (1986) Pietro
Consagra
Ma l'interesse di Presti per l'arte non nasce in occasione di "Fiumara",
già era radicato in lui da tempo e questo è possibile constatarlo
da un'intervista fattagli nel 1987, dove la giornalista, una volta
salita nel suo appartamento, descrive le opere presenti nelle diverse
stanze: un letto di Ceroli è ancora imballato nella stanza del padrone
di casa e negli immensi saloni imbiancati a calce la sua collezione
(quella privata). Sul tavolo di granito rosso (a venti posti) la
lieve scultura di Castillo, riccioli di ferro che sembrano ritagliati
con una forbicina, mentre un'altra opera dello stesso scultore (un
nome emergente nel mercato dell'arte internazionale) sembra inventata
da Mirò e Chagall, mescolati insieme da forme fiabesche. In vetrina
il vascello di Melotti e, poco distante, il bozzetto delle scale
a pioli dello stesso artista (lo lasciò a Presti poco prima di morire),
che daranno l'assalto al cielo, una volta collocate nel greto del
torrente di Tusa (l'opera realizzata in cemento armato e acciaio,
toccherà i 45 metri di altezza, e dalla campana che la completa
echeggeranno per la valle i suoni di una sinfonia ispirata al vento,
e scritta dal compositore Sciarrino). Ma seguitiamo il giro nelle
due sale-museo dell'appartamento di Antonio; lenzuola colorate,
rosa, celesti e bianche con vividi e geometrici stamps, il tutto
firmato Consagra, sono inchiodate sottovetro alle pareti o al soffitto:
un altro lenzuolo, ancora più grande, a fiorami, ha al centro "Il
ritratto di Seca" (ed è questo il titolo della composizione, firmata
dell'americano Robinson): Seca è la più celebre pornostar Usa. Ancora
sculture di Consagra e Pietro Cascella (inoltre Andrea Cascella
sta lavorando per un bozzetto per la Fiumara d'arte), due bei quadri
di Franco Angeli - "Tramonto" e "Aquila imperiale" - l'immenso cielo
tempestoso di Luisa Zambelli, il "modulo in legno di Emanuele Viscusi
(giovane conterraneo al suo debutto, ma Antonio Presti mescola senza
complessi nomi nuovi e già celebri) e i cut-out, o dipinti ritagliati
del texano Rolando Briseno. Briseno arrivò qui al falansterio di
Santo Stefano di Camastra, perché il suo studio di NewYork era bruciato,
e degli amici gli avevano dato l'indirizzo di questo "eccentrico"
imprenditore siciliano, che l'ospitò infatti per sei mesi.
Andiamo adesso a visitare più da vicino le opere che costellano
la Fiumara d'Arte affrontando un percorso difficoltoso fra l'aspro
paesaggio siciliano, per cogliere le sensazioni profonde, come visitatori,
ed entrare in quel pensiero e realtà dove la bellezza è ricerca
e fondamento dell'azione artistica di Antonio Presti. Cogliamo infatti
l'evolversi della sua concezione artistica, che si sposta dall'interesse
dell'oggetto artistico in sé e per sé, verso una direzione che intende
abbracciare una dimensione universale a far sì che ne risulti una
più tenace e forte opera d'arte, la quale importanza è data dalla
totalità dell'insieme.
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